Dolcetti di Magazzini

Il tuo strambo e magnifico pensiero

di Cristina Cireddu

(allieva dal 2009 al 2013, poesia scritta nel 2012 e dedicata all'insegnante di teatro Miriam Alda Rovelli a conclusione del saggio "Presenze")

Non tutti sanno abbracciare
Alcuni si limitano ad aprire le braccia
E a richiuderle sulle spalle del compagno.

 
Non tutte le persone geniali
Sono coscienti del proprio dono.
Bisogna essere un cielo in tempesta,
Un mare in preda alla bufera
Per spingere la schiuma delle proprie onde
Sino alla riva più lontana
Far sì che i tuoni e i lampi
Riecheggino fino alle terre più improbabili.
 
Non tutti i sognatori
Sono tanto generosi
Da portare gli altri
Nel proprio mondo onirico.
 
E ora noi siamo qui
Nel cielo infinito
Sul palco senza sipario
Del tuo strambo e magnifico pensiero.
 
Ti vediamo:
riccia e avvolta dal fumo
in preda ai tuoi umori
alle tue contraddizioni.
 
Ti sentiamo:
urlare, gridare, perdere le staffe, e poi…
…sorridere, con i tuoi occhi
Mentre ci guardano realizzare
Il tuo strambo, magnifico pensiero.
 
E allora non è solo teatro
Ma siamo tutti noi,
E quello che di noi stessi ci fai scoprire.
 
Siamo i tuoi allievi
Modelli di abiti creati su misura
Di frasi che s’immergono nella poesia.
Siamo parte del tuo mondo, 
Del vino rosso, intenso,
Invecchiato nella tua esperienza.
E siamo tutti accolti
Da quel fascino immaginifico
Da quel cielo ancora grigio
Ma che non è più arrabbiato
Poiché un arcobaleno timido
S’intravvede ora tra le nubi.
 
Siamo dentro al tuo abbraccio
Caldo e profumato
Vanigliato,
Tanto grande da contenerci tutti.
 

Qui tutto è così bianco

di Giulia Girardi

(allieva anno 2001, scritta in seguito all'esercizio teatrale sulla ricerca del proprio "bianco")

 
Bianco.
Ogni cosa qui è bianco.
Quel bianco che uccide, cancella, deforma.
Sospiro il viola
e spero che la Luna
mi prenda tra le sue braccia
lontane
togliendomi al Sole
che brucia, e che fa male.
Vedo gli angeli:
piangono.
Hanno paura di bruciarsi
nel Bianco.
Guardo il cielo
e capisco il dolce dolore
di chi ama e di chi soffre
e non può che urlarlo
al Bianco al Sole
al mare.
Senza SENTIRNE
NE' ECO, NE' RISPOSTA.
 
 
 

Oggetti e apparizioni di Octavio Paz A Joseph Cornell

di Octavio Paz

(dedicata dal Professore Arturo Sala all'insegnante di teatro Miriam Alda Rovelli in seguito alla rappresentazione de "I giganti della Montagna" del 2011 a cui il Professore aveva preso parte)

 

 

Esaedri di legno e di vetro
appena più grandi di una scatola da scarpe.
In essi stanno la notte e le sue luci. 

Monumenti a ogni momento:
gabbie di infinito. 

Biglie, bottoni, dedali, dadi,
spilli, timbri, grani di vetro.
racconti del tempo. 

Memoria tesse e dipano gli echi:
nei quattro angoli della scatola
giocano a rimpiattino dame senz'ombra. 

Il fuoco sepolto nello specchio,
l'acqua addormentata nell'agata:
assoli di Jenny Lind e Jenny Colon. 

<< Bisogna fare un quadro >> ha detto Degas,
<< come si commette un crimine>>. Ma tu hai costruito
scatole dove le cose si allegeriscono dei loro nomi. 

Slot machine di visioni,
ricettacolo delle reminiscenze, hotel di grilli e costellazioni. 

Frammenti minimi, incoerenti:
al contrario della Storia, creatrice di rovine,
tu hai fatto con le tue rovine creazioni. 

Teatro degli spiriti:
gli oggetti giocano al girotondo
con le leggi dell'identità. 

Grand Hotel Couronne: in un matraccio
il tre di trifoglio e , tutta occhi,
Mandorlina nei giardini di un riflesso. 

Un pettine è un'arpa
toccata dallo sguardo di una bambina
muta dalla nascita. 

Il riflettore dell'occhio mentale
dissipa lo spettacolo:
dio solitario su un mondo estinto. 

Le apparizioni sono patenti.
I loro corpi pesano meno della luce.
Durano quanto dura questa frase. 

Joseph Cornell: dentro le tue scatole
le mie parole divennero visibili per un istante.

 

 

 

Stasera per un attimo

di Cesare Pavese

(dedicata dall'allieva di danza Paola Ardu all'insegnante di danza Laura Fiora)

 

Stasera, per un attimo,
sul palcoscenico aperto
hai danzato per me.

Tra le povere scene di carta,
sotto le luci false,
nel frastuono di note e nel respiro
della folla piegata,
s'è fatta per un attimo
una pausa altissima,
un brivido di estatica purezza,
e hai sfiorato i tappeti
in un cielo d'aurora.

Sei stata per me, un attimo,
la raffica di musica
che da una porta schiusa
s riversa in un turbine
nella strada notturna.

Per un attimo solo,
in una luce splendida,
poi sei tornata nuda.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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